Il contadino delle stelle è un immagine poetica, tra sogno e realtà.
Il sogno di chi ama la terra, di recuperare e far vivere ancora un mondo più a misura d'uomo ed in armonia con la natura e la realtà
dura ma meravigliosa di un lavoro che non era un lavoro ma un modo di essere.
Questo blog nasce per raccontarvi un po' le peripezie della mia vita, le mie esperienze con la terra, i miei esperimenti di ecologia ed autosufficienza.
Per tornare a camminare passi leggeri su questo pianeta, raccontarsi, confrontarsi, incontrarsi...

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domenica 19 gennaio 2014

Costruire un bancale rialzato sopra un prato di gramigna (capitolo 1) - Building a raised bed or a Hugelkultur. Chapter 1: Bermuda grass

Da queste parti, terra di mais, c'è un modo di dire per indicare una persona malvagia: cattivo come la gramigna.
Gli agricoltori hanno combattuto per decenni contro la gramigna (Cynodon dactylon), considerandola una delle peggiori piaghe per le loro coltivazioni fino a quando Monsanto non inventò il Glyphosate, erbicida totale e sistemico, economico e spacciato per prodotto a bassissima residualità visto che è "rapidamente assorbito dal terreno e gradualmente degradato per via microbica", peccato solo che i prodotti della degradazione pare siano cancerogeni e persino peggiori della molecola madre ma questo è un altro discorso.

Ho sempre mal digerito la parola erbaccia, men che meno la parola malerba, mal-erba, erba cattiva, ma che ha di cattivo la gramigna? Nulla, vive e cresce come tutte le altre erbe, ha diverse proprietà officinali ed è anche commestibile, è solo un po' troppo curiosa per fermarsi  dove sta, gli piace partire alla conquista, esplorare nuovi terreni, a tal punto che mi è capitato di trovare i suoi rizomi correre per almeno 3 metri sotto un telo plastico per sbucare a rivedere un po' di luce giusto a fianco dell'insalatina appena piantata.

Ora che come ogni buon permacultore voglio farmi il mio bel bancale rialzato mi trovo anch'io a fare i conti con lei e la verità  è che oggi io e lei dobbiamo cominciare a competere per 6 metri quadri di terreno.
Se anche voi vi trovate in una situazione simile vi do innanzitutto 3 consigli:
  1. Avete un luogo alternativo non infestato da gramigna? Sì? ok, spostatevi subito!Se la risposta al consiglio 1 è no allora continuate a leggere
  2. Non usate diserbanti, farete del bene a voi stessi e all'ambiente
  3. Non utilizzate alcun tipo di attrezzo che spezzi o sminuzzi le radici (vanga, zappa, motocoltivatore o fresa), vi troverete solo tanti pezzi di radice che appena le condizioni lo permetteranno daranno origine ad altrettante nuove piantine. L'unico strumento manuale veramente utile è la forca vanga 
La forca vanga, indispensabile per la rimozione della gramigna

Lungi da me ricorrere a   scorciatoie chimiche mi sono quindi documentato abbondantemente su tutti i tipi di copertura del terreno da porre sotto al mio bancale, utilizzati da altre permacultori in giro per i mondo. Fortunatamente  cercando "Bermuda grass raised beds" ho incontrato molte persone che  hanno avuto il mio stesso problema, ma sfortunatamente molte di queste hanno già provato varie soluzioni con scarsi risultati.
La gramigna trova il modo di sbucare ovunque, i teli di nylon intrecciati per pacciamatura (weed control fabric)  pare non funzionino, i teli in pvc sono impermeabili, sintetici e possono provocare ristagni di acqua, i cartoni bagnati ed i giornali nel fondo non offrono grande resistenza per molto tempo, strati di aghi di pino neppure...che ci si mette sotto?
Pensa e ripensa, l'altro giorno facendo un po' di pulizie in garage ho trovato la mia soluzione: vecchie lenzuola. Chi di voi non ha delle vecchie lenzuola che può buttare in casa?
I tessuti di cotone offrono 3 vantaggi:
  • sono resistenti nel tempo
  • hanno una tessitura sufficientemente stretta da impedire il passaggio delle erbe
  • sono permeabili all'acqua. 
Ho preferito utilizzare lenzuola bianche per evitare la presenza di coloranti sintetici per tessuti.

PIANO D'AZIONE e INIZIO LAVORI

Inizio lavori, l'area di lavoro è stata delimitata, in alto a sinistra sto valutando quale tipo di contorno utilizzare (tufo, mattoni o ciotolo di fiume)

Dobbiamo sapere che ogni erba è un'indicatrice importante di certe caratteristiche del terreno, per esempio l'equiseto è tipico di suoli compattati ed asfittici, la gramigna lo è spesso di terreni aridi, sciolti e poveri di humus. Così, girando per la rete ho trovato un'informazione importante che dovrebbe arrivare da una fonte affidabile: pur essendo tollerante ad un range abbastanza ampio di ph, pare che la gramigna non tolleri molto un eccesso di alcalinità. Detto fatto mi son recato al consorzio locale per acquistare del carbonato di calcio che altro non è che una macinazione di pietre calcaree
Il piano d'azione prevederà quindi:

  1. Lavorazione profonda 25-30 cm con forca vanga e rimozione manuale accurata dellle radici di gramigna. L'area di lavoro deve eccedere di almeno 20 cm per ogni lato rispetto alle dimensioni previste del bancale. Se il lavoro è fatto d'estate le radici possono essere lasciate disseccare al sole in superficie e poi rimosse 
  2.  Calcitazione del terreno con Litotamnio e Carbonato di calcio
  3. Copertura della superficie lavorata con lenzuola, nel caso si utilizzino frammenti di tessuto occorre avere cura di far sovrapporre i bordi di alcuni centimetri 
  4. Copertura del lenzuolo con abbondante strato di cartoni e bagnatura
  5. Copertura con abbondante strato di foglie secche e paglia
  6. Deposizione di tronchi in marcescenza per  creare aiuola rialzata
  7. Copertura con terriccio di bosco
Al momento visto che qui piove da giorni ininterrottamente siamo fermi al punto 1 :-(
Per i prossimi giorni le previsioni non sono migliori ma la scorsa settimana in uno sprazzo di sole sono riuscito a procurarmi un po' di terriccio di bosco ricco di humus con mezzi poco ortodossi:

Ford Fiesta, versione campagnola



Le galline sembrano apprezzare la gramigna

Spero nei prossimi giorni di poter tornare al lavoro e aggiornarvi sui progressi
Ciao




martedì 7 gennaio 2014

Saremo ancora liberi di coltivare? Made in Europe

Un interessantissimo link che riguarda tutti gli appassionati di biodiversità, agricoltori e non, visto che è in gioco la libertà di coltivare e riprodurre.
http://www.terravivaverona.org/2014/01/da-andrea-zanoni-deputato-al-parlamento.html
Troppo spesso ho l'impressione che si stia cercando di imprimere lo stampo CE su tutto il patrimonio di diversità europeo e  questa "Plant reproductive Material law" oltre a voler rendere sicure le filiere agroalimentari mi sembra  l'ennesimo tentativo di Bruxelles di voler categorizzare, schematizzare, legiferare, decidere su ogni azione della nostra esistenza dentro questo territorio!
Speriamo solo ci sia spazio per dialogare in modo ragionevole sulla materia altrimenti faro il passaporto ai semi di zucca e fagiolo che vorrò scambiare quest'anno !




domenica 18 agosto 2013

Amici ragni: Argiope lobata




Ecco un bell'esemplare di Argiope lobata ritrovato in area montana al centro di Gran canaria.
Parente stretto del più famoso Argiope bruennichi (volgarmente detto ragno tigre), voglio ricordarvi che gli Argiope sono assolutamente innocui e se ne trovaste qualcuno nel vostro orto, ringraziatelo per avervi degnato della sua presenza, piuttosto che scacciarlo in malo modo o peggio ancora ucciderlo senza motivo (non sia mai!!!!). L'Argiope infatti come tutti i ragni, preda numerosi insetti che possono essere dannosi all'orto ed ho visto con i miei occhi Argiope cibarsi allegramente di grosse locuste...inoltre essendo un ragno dalla crescita rapida è sempre piuttosto affamato e quindi contribuisce ancor di più a far pulizia nel nostro orto :-)

Argiope lobata (femmina)



Argiope bruennichi (femmina)

lunedì 2 agosto 2010

Banca del Tempo Contadino (e Artigiano)

E' un idea che mi frulla in testa da tempo, almeno da quando ho cominciato ad interessarmi di agricoltura , senza saperne niente e mi buttai a capofitto in questo mondo, con la curiosità del profano che ha tutto un mondo da scoprire.
Purtroppo mi dovetti rendere conto ben presto che la diffidenza e la chiusura di cui hanno fama i contadini non sono solo luoghi comuni ma una vera realtà in molti casi.
Sembrava sempre di sbattere contro un muro: io volevo imparare, lavorare gratis per imparare, ma per molti la conoscenza non andava condivisa ma custodita gelosamente in segreto. Potare una vite, trasformare il latte in formaggio, allevare api, guidare un trattore, gesti a volte magari banali a volte frutto di anni di lavoro e conoscenze tramandate da generazioni, ma sempre da custodire gelosamente.
Sono stati periodi difficili e oggi posso ringraziare anche coloro che mi sbatterono la porta in faccia dicendomi di no perchè furono stimolo per la mia cocciutaggine ad andare avanti nella ricerca e forse se non fosse stato per questo stimolo non avrei conosciuto tutte quelle fantastiche persone che poi ho incontrato. Ciò nonostante oggi dopo anni ,seppur io possa dire di avere contatti con una valanga di persone in quasi ogni settore dell'agricoltura molte cose mi restano oscure e la mia cronica fame di conoscenza o insaziabile curiosità che dir si voglia, non mi fa star mai fermo.
Restando convinto che la conoscenza vada sempre condivisa ho così pensato di inventarmi questa Associazione BA.T.A.C.! (BAnca del Tempo Artigiano e Contadino), una Banca del Tempo aperta a tutti coloro che vogliano scambiarsi saperi vecchi e nuovi in ambito agricolo e artigiano.
Uno spazio di condivisione dove ci si possa confrontare e dove chi ha voglia di dire o imparare qualcosa possa trovare una forma di scambio che va al di là della perenne mercificazione, dove il sapere diventi un bene prezioso di scambio e dove il tasso di scambio venga deciso senza regolamenti scritti ma attraverso il dialogo.
Uno spazio che dovrà servire anche o forse sopratutto a coloro che si avvicinano a questo mondo e come successe a me e penso a molti altri non hanno trovato la giusta disponibilità.
Chi vuole imparare a far la marmellata con le cotogne, chi vuole imparare ad attaccare un atrezzo ad un trattore, chi può insegnare a far berretti di lana ad uncinetto...e chi più ne ha più ne metta.
Chi è interessato mi contatti e studieremo assieme dove e come far partire l'avventura
La conoscenza rende liberi!

venerdì 2 aprile 2010

Di nuovo primavera

La grande macchina della vita si è rimessa in moto, senza tregua, nonostante la stagione balorda e questi ritorni di freddo che mi dicono di piantare all'aperto con parsimonia...
Il prato con l'acqua e questi primi caldi sembra scoppiare, in serra dimorano già al calduccio peperoni, melanzane, pomodori e zucchine, fuori l'aglio cresce rigoglioso, le patate cominciano a metter fuori il naso dalla terra, le insalate attendono con pazienza il sole e le fragole hanno una
calda copertina di paglia.



Nel frutteto le fioriture sono state abbondanti nei susini e nei peschi con un buon numero di impollinatori ronzanti che fanno ben sperare, ripartono i kiwi, lungo i fossi germogli di luppolo e ortica aspettano solo di essere colti per preparare deliziosi risotti.
Nel giardino, laboratorio di piante di ogni tipo ormai è tutto un fiorire, spuntano i fiori gialli della kerria e della mahonia, i viola delle campanule, quelli rosa della bergenia, quelli bianchi del viburno e del bosso.
Nei boschi è gia sfiorito il corniolo, ma ci sono ancora i colori degli anemoni e di qualche primula.
I bombi ronzano mettendomi felicità ed insieme a decine di ragnetti mi accompagnano mentre pianto in orto.
Più passa il tempo e più mi sembra che il lavoro che sto facendo qui cominci a portare dei risultati o forse un po' presuontuosamente penso che la natura mi stia ricompensando degli sforzi o forse è solo che adesso noto cose che non notavo per niente qualche anno fa...

sabato 6 febbraio 2010

Qualcosa di contadino


Certo è un bel po' che non scrivo nulla di agricoltura, ma visto che le mie sono esperienze in divenire e non è mia intenzione insegnare niente a nessuno penso continuare su questa linea di condotta a basso profilo.
Però siccome non vorrei passare per uno dei tanti campagnoli virtuali di città pubblico un paio di foto.
Nella prima qui a fianco le serre invernali con insalata canasta verde e rossa, cipolle, barba di frate e valeriana, a sinistra si può intravedere un sovescio di loietto che interrerò a inizio primavera con del letame maturo.
Assenti giustificati i poveri piselli che per una serie di motivi tra cui il ritardo nella semina e il ritardo nella sostituzione del nylon della serra, sono morti tutti...e pensare che erano stati il mio fiore all'occhiello negli ultimi due anni (squisita produzione super precoce).
Invece nella foto qui sotto sono con il cavallo più buono dell'allevamento, l'ex stallone prepensionato per scelte di mercato e ....statura troppo bassa. Ciò nonostante non ha perso il vizio di grattarsi con la testa sulla schiena di chi gli capiti a tiro nel box

domenica 18 ottobre 2009

Rinascimento Verde


Dovevo farlo da tempo ma non avevo mai la lucidità necessaria per affrontare un argomento così complesso e mettere nero su bianco qualche considerazione su questo famigerato Rinascimento verde che il nostro ministro per le risorse agricole Zaia ha proposto per far tornare i giovani all'agricoltura.
Non posso negare che Zaia non si stia muovendo con impegno su molti fronti per tutelare l'agricoltura italiana e anzi rispetto al vuoto degli scorsi anni qualcosa certo si sta facendo: cito solo lo stop di due anni ai neonicotinoidi per fermare la moria delle api e l'impegno per la tutela dei prodotti italiani dalle contraffazioni su tutti.
Comunque questo non mi esime dal fare le mie considerazioni e dall'esprimere alcune perplessità.
In sintesi questo Rinascimento Verde consiste nel censire tutte le terre demaniali potenzialmente sfruttabili a fini agricoli per poi darle in affitto a giovani che le vogliano coltivare.
Certo non a chiunque, i requisiti indispensabili sono aver meno di 40 anni, praticare agricoltura intensiva e poi spiegare cosa si vuole fare e come si pensa di stare sul mercato insomma usando un termine caro alla new economy occorre presentare un business plan.
Ora prendete i concetto di decrescita e biodiversità e vedrete come questi due fattori che ritengo assolutamente essenziali per uno sviluppo sostenibile non possano essere compatibili con le idee del ministro Zaia.
Ci sono fondamentalmente cinque considerazioni da fare:
1) Spero vivamente che il ministro con il termine intensiva si riferisse semplicemente al fatto che l'azienda deve essere redditizia in rapporto alle dimensioni, perchè per definizione l'agricoltura intensiva è ahimè un'agricoltura "industrializzata" che richiede un alto numero di input esterni (dai macchinari ai fertilizzanti, dai fitofarmaci all'acqua) per aumentare le rese. Si cerca insomma di spremere al massimo le possibilità della natura, di accelerarne i ritmi, di ridurre i tempi morti e improduttivi, di omogeneizzare le produzioni ossia favorire la monocoltura per abbattere i costi.
I pessimi risultati di questo tipo di pratica agricola si sono dimostrati negli ultimi 60 anni a partire dagli anni 50 quando lo scienziato statunitense Norman Borlaug (poi addirittura premio Nobel per la Pace...) si inventò la famosa Rivoluzione Verde con l'obbiettivo dichiarato di aumentare le produzioni per le crescenti domande di cibo del pianeta e di porre rimedio alla piaga della fame nel mondo (o forse per ingrassare l'opulenza occidentale e dare nuovi sbocchi di mercato vergini alle multinazionali agro-chimiche e del petrolio).
L'utilizzo massivo di questi input ed l'utilizzo di sole varietà ibride derivate da anni di miglioramento genetico ha portato inevitabilmente a enormi danni ambientali:
-inquinamento delle falde e dell'aria
-impoverimento cronico del suolo per l'utilizzo di concimi minerali e conseguenti problemi di dilavamento
-impoverimento della biodiversità a scapito di varietà autoctone antiche e a scapito dell'ecosistema rurale stesso privato delle sue componenti naturali quali siepi e alberature
Beh, questa non è a mio avviso un modello di agricoltura da sostenere, pur essendo migliorate le tecniche e i prodotti di strada da fare c'è n'è ancora tanta. L'agricoltura chimica è infondo sempre la stessa, un cane che si morde la coda: monocoltura, impoverimento del suolo, prodotti sistemici (che vanno in circolo nella pianta), trattamenti a calendario, l'induzione di resistenze nei parassiti per poi dover studiare sempre nuove molecole di sintesi da mettere in commercio e poi la totale mancanza di quella filosofia essenziale del considerare la campagna come un ecosistema rurale da preservare.
Io credo che con idee nuove e dinamicità si possa vivere anche con piccolo appezzamento praticando un agricoltura non intensiva, dove la remunerazione non viene dalla quantità.
.

2) L'italia come ho avuto modo di dire più volte in questo blog è un paese sovraffollato e ipersfruttato (forse al Nord più che al Sud) e questo mi fa pensare che strappare alla natura anche queste incolte terre demaniali possa non essere proprio salutare all'ambiente. Piuttosto in alcune zone sarebbe da vedere quanti terreni privati sono incolti o abbandonati da decenni e trovare magari forme di accordo con i proprietari e soprattutto occorrerebbe dare un taglio al mercato del terreno come bene rifugio per personaggi che poi l'agricoltura la vedono in cartolina!
3) Il ministro sostiene che non verranno privilegiati progetti a baso impatto ambientale ma piuttosto progetti identitari che preservino le tipicità del luogo, bene questo significa che se voglio sperare di avere qualcosa allora in Valpolicella devo piantare ancora vigne, a Parma fare ancora Parmigiano, a Pachino piantare ancora pomodorini e così via: insomma un bel sostegno alla monocoltura di cui sopra e una bella gatta da pelare per chi si butta in mercati già ben strutturati e concorrenziali.
4) L'accesso al terreno è solo uno di una lunghissima lista di problemi che affliggono l'agricoltura: concorrenza estera, prodotti pagati prezzi irrisori, aumento dei costi di concimi e fitofarmaci, caro petrolio, mancanza di formazione ed infrastrutture...insomma da un pezzo di terra non è così semplice tirar fuori un reddito soprattutto per chi è alle prime armi e magari deve anche pensare ad attrezzarsi per condurre il fondo. Sarebbe quindi opportuno studiare dei sistemi per facilitare invece l'accesso al credito per i giovani agricoltori favorendo anche meccanismi di cooperazione tra agricoltori.
5)A dirla proprio tutta mi rompe un po' l'idea di dover pagare l' affitto di qualcosa (per quanto agevolato) e non poter fare il contadino come decido io, anche solo producendo per la mia autosufficienza come fece il buon Seymour. E certo non si può dire che non producesse nulla o che non tutelasse il territorio con il suo stile di vita!
Insomma la patata è bella bollente, a Zaia il merito di aver per lo meno avuto il coraggio di prenderla in mano, staremo a vedere che succede, pare che il Rinascimento Verde sia già pronto a partire.
Ciao a tutti

domenica 30 agosto 2009

Api e Arte


Finalmente!
Erano mesi che ci stavo appresso ma ora posso ufficialmente dire di essere entrato a pieno titolo nel fantastico mondo delle api.
L'occasione giusta è stata la visita al professor Pistoia a Isola Rizza, dove da quasi 30 anni con amore e passione porta avanti le arnie con metodo biologico.
Il professor Pistoia ho avuto la fortuna di conoscerlo come mio docente al corso che feci nel 2005 per avere la qualifica di Tecnico di agricoltura biologica ed è uno dei personaggi storici del biologico in Veneto e non solo, per farla breve uno di quelli a cui negli anni 70 tecnici e agricoltori ridevano in faccia (o peggio insultavano) ai convegni quando parlava di metodi naturali e insetti utili!
Così con il suo atteggiamento sempre spiritoso mi ha fatto passare una bella mattinata a smielare in compagnia di questi meravigliosi insetti, introducendomi al loro mondo ma soprattutto sottolineando sempre l'enorme rispetto e gratitudine che dobbiamo avere nei loro confronti.
Infondo l'apicoltura così come un orto o un frutteto sono un compromesso tra uomo e natura e di certo le api non hanno bisogno di noi per vivere, potrebbero andarsene quando vogliono ma mi piace pensare che così come diceva Albano per i cavalli anche per le api vi sia una sorta di collaborazione con gli esseri umani soprattutto con quelli che le rispettano e le trattano bene e a riprova di questo vi è il fatto che Alessandro (Pistoia) non ha più avuto attacchi di varroa da anni pur non facendo alcun trattamento ma semplicemente rispettando le esigenze fisiologiche di questi animali.
Infine divagando con Alessandro di interessi artistici ho anche scoperto che proprio vicino casa mi abita un artista folk, presidente dell'associazione "el paiar" che da 25 anni si sbatte per promuovere e mantenere vive le tradizioni contadine e la musica popolare veneta.
Così incuriosito e approfittando del tempo a disposizione volevo proprio vedere questo museo del lavoro contadino e saperne un po' di più. Non appena inoltrandomi nella contrada ho intravisto una casa addobbata di cupole, mosaici e forme curve alla Hundertwasser, ho capito di essere arrivato nel punto giusto. Mi accoglie col sorriso un personaggio barbuto che senza batter ciglio mi porta al centro giovanile da loro costruito dove ha sede anche il museo.
Scopro così che Bertocesco (questo il nome d'arte) è un poliedrico artista, polistrumentista, artista di strada, giocoliere, scultore di marmo e ferro nonchè maestro fabbro e pure nominato uffficialmente "Padre del Folklore Veneto". Chiacchieriamo piacevolmente per un paio d'ore d'arte, dei giovani cui delle tradizioni non frega niente e del neo sindaco che vuole abbattere i prefabbricati del museo! Per questo se vi capita date un occhio al sito dell'associazione http://www.elpaiar.it che c'è bisogno di sostegno!
Beh, è ora di tornare, andandomene penso che infondo bisogna veramente cogliere il buono delle cose e anche qui in questo postaccio tra afa, zanzare, tabacco e mobili crescono dei meravigliosi fiori...

domenica 8 febbraio 2009

Due ore di tregua!

Incredibilmente ieri, proprio quando sembrava che la programmata potatura del frutteto dovesse saltare per le bizzarie meteo, ecco che il primo pomeriggio ci regala due meravigliose ore quasi primaverili (da quanto non riuscivo a lavorare fuori in camicia!).
E allora, con l'indispensabile supporto ed i consigli di Stefano, sotto di cesoia!
E' ogni volta fantastico sentirlo parlare mentre taglia: sembra veramente che sappia capire e prevedere i comportamenti delle piante. Come un Michelangelo dei campi da un groviglio di rami, toglie, toglie fino a che come per magia ti rendi conto che hai davanti una forma armoniosa ed equilibrata. Armonia ed equilibrio ritengo siano due concetti fondamentali in agricoltura per il buon funzionamento dell'azienda: questa è un altra lezione che dovremmo imparare dalla natura per il nostro vivere quotidiano con noi stessi e con gli altri.